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I nostri case report

HARM Technique

Dott. Stefano Riccioni
Prima
Dopo

” La tecnica offre grandi potenzialità perché attuabile in un gran quantità di situazioni cliniche: sia in presenza di un’anatomia mantenuta nella versione diretta, che in caso di estesa perdita di sostanza nella versione indiretta o parziale.

Il recupero di una parte dell’anatomia originale o porzione di essa permette di avere dei riferimenti utili alla finalizzazione diretta del restauro, purché siano presenti i requisiti minimi che sono:

  • un’anatomia utile minimamente mantenuta
  • una porzione estesa almeno su 3 punti stabili
  • 3 punti stabili per il corretto posizionamento spaziale della matrice HARM

La tecnica è indicata per:

  • lesioni minimamente invasive e pits occlusali
  • lesioni di I classe
  • lesioni di II classe
  • lesioni complesse
  • lesioni composte
  • lesioni che necessitino di un ricoprimento totale sia delle cuspidi lavoro che di quelle bilancianti
  • elementi trattati endodonticamente integri al momento iniziale

Nonostante la semplicità concettuale ed esecutiva, la tecnica permette di risolvere in un sol atto numerose e complesse problematiche:

  • mantenimento fedele dell’anatomia originaria occlusale;
  • mantenimento fedele dell’anatomia originaria laterale e interprossimale. La tecnica fornisce un validissimo ausilio per evidenziare il giusto andamento curvilineo e armonico degli spazi di svasatura interprossimali delle cavità di II Classe come nessuna matrice da sola riesce a determinare. Nella tecnica HARM la matrice fornisce la spinta necessaria per comprimere il materiale docilmente adagiato, evitando mancanze, lacune e bolle. Fornisce altresì il modo più semplice per sospingere e sostenere la matrice metallica stessa in modo da ottenere il massimo del guadagno sia da parte del cuneo inserito che della brunitura della matrice. Infatti sovente in casi di II Classi estese e profonde per la difficoltà di mantenere la matrice in posizione durante la polimerizzazione, il punto di contatto derivante risulta troppo debole o insufficiente;
  • risultato gnatologico, evitando restauri in sotto-occlusione o mancanti;
  • precisione dei dettagli, in quanto la matrice ottenuta su positivo originale e non su modello gesso (metodica indiretta da positivo non originale) fornisce dettagli inarrivabili da qualsiasi tipo di modellazione;
  • semplicità operativa. In via del tutto ipotetica, se la matrice fosse riposizionata perfettamente ed il bilancio materiale composito immesso fosse uguale al materiale dentario rimosso, si potrebbe terminare la restaurazione in pochi atti senza finitura e ritocchi. Tuttavia, questo è un risultato limite raggiungibile solo raramente. Infatti, se questo bilancio non fosse raggiunto, potrebbe dare origine a mancanze o difetti poco rilevanti se presenti nella massa o lontano da strutture dentarie, ma critici se coincidenti con margini cavitari. Pertanto, risulta opportuno eccedere “di pochissimo”, col materiale immesso, in modo da ottenere con il eventualmente un minimo rialzo facilmente gestibile;
  • polimerizzazione ottimale: La matrice HARM fornisce contemporaneamente un ambiente ottimale privo di ossigeno in grado di interagire ed inibire una completa conversione dei doppi legami, comunque sufficiente nonostante l’opacità facilmente superabile dalla potenza delle più moderne fonti luminose e dalle fasi successive di polimerizzazione prolungata. Un ciclo di 1 min. sarà quindi sufficiente per ottenere una buona polimerizzazione, che viene sempre perfezionata da più direzioni per alcuni cicli al termine. “


Per l’articolo completo e per seguire tutti i passaggi del restauro vedere il pdf allegato.

I NOSTRI PRODOTTI UTILIZZATI IN QUESTO CASE REPORT

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